{"id":522,"date":"2022-10-30T09:05:38","date_gmt":"2022-10-30T08:05:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nicolafazzini.com\/wp\/?p=522"},"modified":"2022-10-30T09:07:04","modified_gmt":"2022-10-30T08:07:04","slug":"alcune-tecniche-materiali-e-linguaggi-del-jazz-contemporaneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nicolafazzini.com\/wp\/?p=522","title":{"rendered":"Alcune tecniche, materiali e linguaggi del jazz contemporaneo"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Di seguito il pdf completo di partiture e la premessa della dissertazione che ho avuto il piacere di elaborare per il Conservatorio &#8220;F. Venezze&#8221; di Rovigo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em><a href=\"http:\/\/www.nicolafazzini.com\/wp\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/tesi-sax-jazz-rovigo-fazzini-.pdf\" data-type=\"URL\" data-id=\"http:\/\/www.nicolafazzini.com\/wp\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/tesi-sax-jazz-rovigo-fazzini-.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">PDF Alcune tecniche, materiali e linguaggi del jazz contemporaneo<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In questa tesi raccolgo elementi che hanno caratterizzato il mio percorso musicale in particolare dal 2009 ad oggi.<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> Nel 2014 sono stato in tour in Italia con Miles Okazaki, chitarrista newyorkese che ha a lungo suonato con Steve Coleman, e ho avuto modo di venire in contatto con alcuni contenuti ritmico- melodici come &nbsp;<em>pitch class set <\/em>e cicli ritmici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2015 sono stato assistente di Steve Lehman in due occasioni: il seminario tenuto a Venezia nell&#8217;ambito del progetto Musicafoscari dell&#8217;ateneo universitario e a Bologna presso il Conservatorio Martini, dirigendo l&#8217;ensemble degli studenti, che si \u00e8 poi esibito nell&#8217;ambito del Bologna Jazz Festival eseguendo composizioni di Lehman stesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre nel 2015 ho fatto da assistente ad Amir ElSaffar nell&#8217;ambito della residenza di dieci giorni tenuta sempre presso l&#8217;Ateneo &#8216;Ca Foscari, nella quale abbiamo lavorato esclusivamente su composizioni di ElSaffar, la modalit\u00e0 del maqam, la microtonalit\u00e0 e i modi ritmici della musica araba. Da questa esperienza \u00e8 scaturita una collaborazione che si \u00e8 concretizzata nella registrazione del cd \u201cSaadif\u201d (Hyper + Amir ElSaffar, 2016, nusica.org), cui sono seguiti tour e concerti in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri brani contenuti in questa tesi sono tratti da tre dei cinque cd incisi da XYQuartet (Spazio Angusto, Titov, No Evidence), altri ancora inediti come Elgotar Bengotar e Antroposophy.<\/p>\n\n\n\n<p>Un percorso questo che ha seguito l\u2019evoluzione almeno di una parte del linguaggio jazzistico che ho sentito affine e che mi ha consentito una ricerca stimolante dal punto di vista sociale oltre che artistico e creativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il linguaggio del jazz, a mio parere, sta vivendo un processo di forte specializzazione allontanandosi, almeno apparentemente, dalla tradizione di matrice afroamericana; il repertorio degli <em>standard<\/em> e delle <em>song<\/em> \u00e8 progressivamente scomparso dalle scalette di concerti e dischi; in sua vece troviamo composizioni per lo pi\u00f9 originali, dalle pi\u00f9 disparate influenze artistiche, dal pop alla contemporanea, dal folk all&#8217;elettronica, dalla sperimentazione al rock e al prog.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo forse oggi affermare che ci troviamo di fronte a una trasformazione del jazz, parafrasando la linguistica, da quella che forse non era una lingua unitaria, ma un insieme di dialetti facenti capo a un ceppo originario, a degli idioletti, costruzioni linguistiche individuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Va considerato comunque che il jazz \u00e8 studiato e praticato ad ogni latitudine e che quindi \u00e8 inevitabilmente, e si spera in modo fertile, rielaborato in funzione di tradizioni locali musicali, per quanto in un mondo globalizzato sia sempre pi\u00f9 difficile riscontrare differenze, principalmente a livello di mercato musicale dominante, se non di creativit\u00e0 individuale, che spesso fatica a trovare il giusto riconoscimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti artisti di jazz contemporaneo sviluppano un percorso artistico che ricorre in modo post-postmoderno a tecniche estremamente sofisticate, per acquisire le quali non \u00e8 sufficiente un generico percorso di studi ma un grande approfondimento. Per citare alcuni degli autori compresi in questa dissertazione cicli ritmici e movimenti simmetrici di Steve Coleman, multiritmie e spettralismo di Steve Lehman, microtonalit\u00e0 e maqam di Amir ElSaffar richiederebbero, se non lo studio di una vita, lunghi percorsi specialistici dedicati.<\/p>\n\n\n\n<p>Non che nella storia del jazz non fossero presenti elaborazioni sofisticate e originali del linguaggio afroamericano ma in molta parte del jazz contemporaneo non si tratta pi\u00f9 di stili e innovazioni ma di vere e proprie riformulazioni di concetti fondamentali degli elementi linguistico-musicali.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro elemento di grande innovazione \u00e8 il ricorso alla tecnologia sia da un punto di vista performativo, con l\u2019uso di effetti ed elettronica, sia da un punto di vista della scrittura e della composizione con software e programmi (ad es. scrittura con Sibelius e Finale, composizione con Orchyds o software come Logic e Cubase ) che influenzano inevitabilmente i processi creativi e consentono di progettare sonorit\u00e0 prima difficilmente realizzabili, analogamente a quello che \u00e8 avvenuto nell\u2019architettura con l&#8217;avvento dei programmi di grafica e la scoperta di nuovi materiali, che ha consentito, vedi ad es. Frank Gary, di immaginare e progettare nuove forme che sembrano sfidare tutte le regole e principi del passato. Con le tecnologie attuali si possono immaginare e realizzare architetture sonore estremamente ardite, che pongono anche alla musica acustica nuove frontiere di competenze esecutive. Tra i primi a realizzare esperienze di questo tipo possiamo annoverare Shaeffer, Xenakis, Stockhausen e, tra gli italiani, Berio e Maderna.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrano lontane le epoche pi\u00f9 o meno leggendarie degli <em>head arrangements<\/em>. Nondimeno, e questo consola rispetto alla prospettiva di una musica ipertecnologica, molti grandi artisti considerano ancora la trasmissione orale un elemento imprescindibile dell\u2019assimilazione di nuove tecniche e il processo audiotattile e di <em>biofeedback <\/em>rimane un elemento cruciale nel percorso didattico.<\/p>\n\n\n\n<p>Se apparentemente questi nuovi materiali sembrano essere distanti dal jazz tradizionale in realt\u00e0 possiamo individuare relazioni profonde con le radici della musica afroamericana:<\/p>\n\n\n\n<p>Ad es. il ricorso alla microtonalit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 vicino ai canti dei pigmei Aka o alla musica occidentale? E in relazione ad alcuni livelli di complessit\u00e0 ritmica ci sentiamo analogamente di collegare questi alla musica di matrice eurocolta o a quella africana? E l\u2019analisi delle classi di insiemi non \u00e8 forse essa stessa un tentativo enciclopedico di riorganizzazione di materiali armonico-melodici, compresi quelli del jazz, che sembrano sfuggire alle categorie dell&#8217;armonia funzionale?<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso il jazz sembra animato da una doppia valenza: uno stretto rapporto con la tecnica e quindi con un\u2019idea di modernit\u00e0, l\u00ec dove il sapere della conoscenza di determinate nozioni \u00e8 imprescindibile e funzionale all\u2019espressione artistica, e dall\u2019altra la consapevolezza della limitatezza della tecnica stessa, nella misura in cui ogni tecnica \u00e8 funzionale all\u2019espressione individuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il processo <em>imitation-assimilation-innovation<\/em>, caro a tanti musicisti jazz, stabilisce un percorso che parte gi\u00e0 da un concetto non astratto e assoluto di tecnica.<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Il processo imitativo richiama la <em>mimicry<\/em>, il mimetismo, l&#8217;imitazione di altro da s\u00e9.<\/li><li><em>Assimilation<\/em> sembra essere un processo di <em>embodiment<\/em> di natura pi\u00f9 psicologica che logica.<\/li><li><em>Innovation<\/em> \u00e8 il processo di individuazione della propria personalit\u00e0 all\u2019interno di una collettivit\u00e0.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Questo processo di apprendimento complessivamente sembra essere simile a quello linguistico, l\u00ec dove l\u2019assimilazione di un linguaggio, si pensi a quello infantile e alle teorie di Piaget, procede attraverso diversi stadi di assimilazione e adattamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il linguaggio musicale del jazz presenta delle analogie con quello linguistico pu\u00f2 tornarci utile quell\u2019armamentario di figure retoriche utilizzate in musica tra il XVI e XVII definito \u201cmusica poetica\u201d dove si stabiliva una stretta relazione tra linguaggio poetico e musicale. Passato in secondo piano nell\u2019Ottocento, l\u00ec dove una visione romantica tende a far prevalere una visione \u201corganicista\u201d della costruzione musicale, l\u2019uso di figure retoriche rimane comunque presente, sotteso e implicito nella musica fino alla contemporaneit\u00e0: basti pensare a climax, tesi\/antitesi, anastrofe (inversione), tutte figure retoriche tuttora presenti nella prassi musicale.<\/p>\n\n\n\n<p>Jeff D. Erikson ha pubblicato una interessante dissertazione dal titolo \u201cSignifying on the Greeks: the use of rethorical devices in jazz improvisation analysis\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>, in cui i numerosi esempi tratti dalla retorica classica vengono arricchiti da quelli di origine africana, stabilendo cos\u00ec una serie di elementi utili all&#8217;analisi di tecniche e strumenti espressivi anche del jazz contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"sdfootnote1sym\" href=\"#sdfootnote1anc\">1<\/a><em>\u201cSignifying on the Greeks: the use of rethorical devices in jazz improvisation analysis\u201d, Jeff D. Erikson, University of Illinois at Urbana-Champaign (2015)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di seguito il pdf completo di partiture e la premessa della dissertazione che ho avuto il piacere di elaborare per il Conservatorio &#8220;F. Venezze&#8221; di Rovigo. 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